Dani By

Paolo Tuccitto: un vino da sognare


La cultura del territorio, la passione per il vino, l’amore per la scrittura e il racconto. Il sogno. Un sogno che Paolo Tuccitto, quarantatreenne sommelier piemontese, vuole chiudere in una bottiglia: per realizzarlo mette in campo lavoro, impegno e competenza. “Realizzare vini che parlino dei nostri figli e della nostra famiglia”. Questo l’obiettivo, semplice ma ambizioso, di un progetto che Tuccitto culla da tempo.

Per lei il vino non è una professione…
«Lavoro nel campo del turismo fin dal ’90, con una laurea in Economia e Commercio. Il corso da sommelier l’ho fatto per passione, ma piano piano questo mondo mi ha conquistato: ho iniziato a scrivere e a organizzare piccole degustazioni. Accarezzando il sogno di un’azienda vitivinicola tutta mia, che ovviamente, per me piemontese, deve essere nelle Langhe».

Poi la svolta…
«Qualche anno fa ho conosciuto l’enologo Roberto Cipresso. Siamo diventati amici, ho iniziato a parlargli, a raccontargli il mio sogno. Cercavo un terreno nelle Langhe. Ma poi ho cambiato rotta: posso fare un vino anche senza avere un terreno, comprando uve selezionate. Ne ho parlato con lui, abbiamo ragionato e studiato insieme. Il vino doveva avere una sua personalità… di qui l’idea: doveva parlare dei miei figli».

E la sua prima bimba è Sofia.
«Ho cercato tre caratteristiche che la definissero. Finezza. Eleganza. Furbizia. Per ogni caratteristica ho pensato un vitigno, rintracciato attraverso selezioni e prove: ed ecco la finezza del Sangiovese di un vitigno di Serre di Rapolano, in provincia di Siena, l’eleganza di un Montepulciano d’Abruzzo di Spoltore, provincia di Pescara e la furbizia del Syrah di un vigneto di Montalcino.
Il Sofia sarà sul mercato in edizione limitatissima verso la fine dell’anno: chi lo desidera può scrivermi all’indirizzo paolo@winexperience360.com ».

Ma lei ha altri due figli.
«Certo. Vino Sofia sarà il primo. Poi ogni anno realizzerò un vino per ogni bimbo, coniugando vitigni sparsi per il territorio. Obiettivo finale è un monovitigno nelle Langhe, che sarà il simbolo della stabilità della famiglia».

I bambini sono la chiave di lettura di questo progetto, per più motivi…
«Le etichette saranno disegnate dai miei bimbi, e ciascuno scriverà il nome del “suo” vino. Non solo: l’intenzione è quella di fare ogni anno una donazione alla Fondazione Crescere Insieme al Sant’Anna Onlus, da anni impegnata nell’ampliamento del Reparto di Neonatologia dell’Ospedale Sant’Anna di Torino».

Quanto è importante l’aspetto della comunicazione in questo progetto?
«Lo racconto, a chi interessa, nella mailing e sul mio blog (http://winexperience360.com/). Anche quella per la scrittura è una passione recente: a scuola scrivevo malissimo… Ma poi ho avuto l’idea di raccontare il vino con un approccio emozionale alla degustazione, e ho iniziato a scrivere di queste degustazioni. Con questo vorrei avvicinare la gente al vino, perché la sensibilità emotiva è tanta, anche se a volte un po’ nascosta. Credo che raccontare attraverso il vino la terra e le persone che ci hanno lavorato sia un approccio che culturalmente aiuta. Mi piacerebbe un domani, partendo da questi concetti, scrivere un libro mio».

Dani
Dani
About me

Daniela Guaiti, autrice instancabile di manuali di cucina, ha fatto della divulgazione gastronomica la sua missione nella vita. Ha scritto libri su quasi tutto quello che ha a che fare con il cibo: la cucina tradizionale italiana (18 volumi di Grande cucina Regionale) e quella etnica (Sushi, I sapori della cucina spagnola), la cucina d’autore (Le Carni, Sapori e profumi nella cucina di 12 grandi chef) e quella dietetica, senza dimenticare i prodotti tipici (1000 sapori da gustare nella vita), il vino (I grandi libri del vino) e la birra. Tantissimi libri, con diversi editori, da Gribaudo a Giunti, da De’ Vecchi a Rizzoli, ma anche giornali: prima La Cucina del Corriere della Sera, e adesso La Cucina Italiana. Perché oltre al cibo, nella sua testa c’è la scrittura. Si è laureata in Letteratura Greca alla Statale di Milano, ma subito ha capito che non ci sarebbe stata un’altra via possibile: tra la letteratura e le ricette ha sposato queste ultime, senza se e senza ma. Anzi, un ‘ma’ c’è: ma non prendiamoci troppo sul serio!

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