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Tolosa, la “ville rose” a dicembre ( parte 3 )


Lato ristorazione a “Le Bibent” di Christian Constant abbiamo prenotato per il cenone di capodanno, ma ci si va altre due volte, a cena e a colazione; la formula è quella di un cafè/brasserie francese aperto tutti i giorni, dalle 7 a tarda sera. Affacciato su quel magnifico ed enorme quadrilatero che è Place du Capitole, che prende il nome dall’imponente Palazzo du Capitole, sede del municipio e del teatro omonimo, vero centro della città. La sala del Bibent è di inizio XX secolo, monumento storico, lascia in effetti a bocca aperta con le sue magniloquenti decorazioni belle époque riportate a nuova luce e il cibo non delude. Ottimo l’antipasto di tartare di branzino, cappesante e ostriche allo zenzero. Il mont Blanc buono ma fin troppo opulento, per il mio gusto, la salsa al cioccolato e il gelato alla vaniglia erano quasi di troppo, quando i veri protagonisti sono crema di marroni, chantilly e meringhe, che, se bene eseguiti, e qui lo erano, sono più che sufficienti.

Ci si ritornerà per il cenone di capodanno, menu festivo, conto più salato ma anche il livello delle portate sale: si faranno notare le cappesante ripiene di tartufo nero servite con punte di spinaci e sugo di arrosto alla nocciola e soprattutto la faraona ripiena di fichi e foie gras, una vera leccornia. Servizio rapido ma non incolore.

La colazione consente una regolare “formule” con bevanda calda, succo di frutta e croissant, o, per i più decisi, una formula completa che comprende anche uova preparate al momento secondo il proprio gusto ( alla coque, al tegamino, strapazzate, in camicia) oltre alle marmellate di Christine Ferber, una signora alsaziana che produce in numero limitato delizie come quella alle ciligie provata in questa occasione, da spalmare su una baguette croccante e con un demi sel come burro.

Altra tappa gastronomica da segnalare è il “7 Place Saint Sernin” . Scoperto per caso e senza alcuna premeditazione, certo, la visione della vetrofania rossa (vedi Michelin) ha fatto “da esca”. In sala giovani e carini, anche eleganti, si muovono felpati sul pavimento di legno, mentre noi stiamo comodi su sedute imbottite e con i braccioli, gomiti in festa ! Niente carta, solo due menu degustazione a pranzo, in pieno stile bistronomia parigina direi. Il merluzzo all’amo, arriva caldo, vivaddio !! Morbido, succoso e saporito dentro, croccante la pelle fuori, consistenze ben educate. Spuma ai funghi e purè al sedano rapa, sotto un’alga giapponese e grano saraceno a far da contorno, forse troppi elementi ma tutti gradevoli. Buono anche l’agnello cotto a bassa temperatura (ormai usa così a tutte le latitudini) , al rosa, con la zucca, il levistico e sopra irrorato col suo fondo di cottura, che scende denso da una salsiera, dosato dal gesto preciso del cameriere. Per finire un dessert che è tutto un gioco su mandorla, mela e cioccolato bianco. Ogni elemento presente e distinguibile ma in forme e consistenze diverse: diversi dischi di cioccolato, uno solo di mela che sembra cioccolato, un giocoso inganno, e poi in forma di gelato, mousse, bocconcini caramellati di mela façon tarte tatin, crumble. Di più non si può chiedere ad un dessert di fine pasto. Nessuna brutta sorpresa al momento del conto, il rapporto qualità/prezzo è sicuramente un punto di forza del locale.

Potevamo dire di essere stati a Tolosa senza aver provato il famoso cassoulet au confit de canard? Probabilmente sì, ma scegliamo comunque di assaggiarlo; circondato da un coro di coloro che ritengono sia “troppo” : è troppo caldo, è troppo pesante con la salsiccia e il grasso della coscia d’anatra, è troppo con tutti quei fagioli, insomma è troppo. Forse amo il troppo, in realtà amo molto sia l’anatra che i legumi, sta di fatto che l’ho apprezzato e nemmeno mi è parso pesante.

Per una pausa gourmande Tolosa offre molto, la più nota pasticceria è Pillon, vari i punti vendita compresa una sala da tè. Il mont blanc niente male: l’estetica forte ma accattivante, posizionate sopra la crema di marroni una bottiglia di champagne di cioccolato fondente e la targhetta in cioccolato bianco con gli auguri per un Buon 2017 a decorare.

E’ piacevole anche solo passeggiare per Tolosa, merito delle pedonalizzazioni. Molto frequentata l’arteria commerciale di Rue Alsace Lorraine, al 44 un bellissimo mosaico art decó. Ma è bello anche perdersi per le vie alla ricerca di architetture diverse tra di loro, da quelle caratteristiche rosse della città, ai palazzi con i balconi belle époque in ferro battuto verde, ai palazzi più antichi o alle rassicuranti estetiche con i tetti di ardesia e i sottotetti abitati che ricordano la capitale, lo stile Haussmann è arrivato anche qui. Per rendere omaggio alla Garonna, anche nel freddo dicembre, non può mancare un giro sul lungo fiume e la vista della città dalle belle arcate del Pont Neuf.

Oltre che da tram e autobus, la città è servita anche da due linee della metropolitana, nel caso in cui i piedi chiedessero una tregua, i mezzi sono rapidi ed efficienti. L’odore della metropolitana ricorda un po’ quella di Parigi e l’aspetto, piccola e senza conducente, mi ricorda un po’ la nuova linea cinque, la lilla, di Milano. Insomma Tolosa merita almeno una visita, ma è già tempo di nostalgie, casalinghe e parigine anche, magari da soddisfare al prossimo viaggio.

 

 

Gli Indirizzi:

Café Bibent: 5 Place du Capitole, 31000 Toulouse, Francia

7 Place Saint-Sernin, 7 Place Saint-Sernin 31000 Toulouse, Francia

Maison Pillon: 2 Rue Ozenne, 31000 Toulouse, Francia

 

 

 

Roberto
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About me

Impiegato a tempo indeterminato, ma aspirante "flâneur", almeno nei sogni; un ozio creativo nel quale dedicarsi completamente alla buona tavola, al cucinare, alle arti visive, alla lirica e alla lettura dell'opera omnia di Balzac. Restando coi piedi per terra coltivo queste attività come passioni personali, quando posso, nel tempo libero. Scrivo di cibo perché amare qualcosa e voler comunicare questo amore credo siano una cosa sola, da gourmand aspirante gourmet, sempre pronto ad imparare cose nuove.

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