Anna By

Il mondo in una schiscetta: cronache di ordinari pranzi in ufficio


In principio erano gli operai. «Beati gli operai, con la loro “sciscètta, un bel piatto di pasta e fagioli, una cotoletta, la mela. Tutto genuino, fatto in casa. L’operaio può. Lo status sociale glielo permette. Il povero aspirante manager no. Come sciorinare schiscètta e vino rosso sulla scrivania?» (Giorgio Guaiti, La vita è una schiscetta). Erano gli anni ’80, e da allora le cose sono radicalmente cambiate. Oggi il lunch box non è più qualcosa di cui vergognarsi, anzi: bello e colorato, ripieno di prelibatezze di ogni tipo, può fare bella mostra di sé sul tavolo di ogni professionista. Scegliere di portare il pranzo da casa significa scegliere di mangiare bene, in modo più sano e sostenibile che non andando a un fast food. E il concetto di schiscetta, profondamente milanese, da Milano ha invaso l’Italia, e non solo.

Adori la schiscetta e vuoi saperne di più? Ascolta subito il nostro podcast qui!

Tanti amanti del lunch box ci hanno raccontato la loro schiscetta, rispondendo alle nostre domande e disegnando una sorta di geografia del lunch box, un itinerario che parte, naturalmente, da Milano.

Mari, Milano 

 Come si chiama la schiscetta da te?

Da quandi vivo a Milano la chiamo anch’io alla “milanese” quindi schiscetta

Qual è il tuo tipico cibo da schiscetta?

Insalate miste nella bella stagione, zuppe nella stagione fredda. Ogni tanto salumi o formaggio. E poi cereali e verdure al vapore, cous cous, qualche volta piatti monoporzione surgelati pronti.

Come la trasporti?

Tupperware in una borsina apposta.

Quando cucini per la tua schiscetta?

La sera prima o la mattina stessa se sono cose già pronte.

Dove la mangi?

In compagnia, nello spazio comune con i colleghi

Clara, Milano

Come si chiama la schiscetta da te?

Abito a Milano da 10 anni ma sono sarda. In Sardegna non so se ha un nome specifico, ma mio papà la chiamava “portarrancio”, pronunciato tutto attaccato e con due R. A casa la chiamiamo “scatolina”.

Qual è il tuo tipico cibo da schiscetta?

Di solito cuciniamo un po’ di pasta in più allo scopo di portarla a pranzo, oppure faccio un’insalata di riso o torte salate. Spesso carboidrati.

Come la trasporti?

È una scatola a chiusura ermetica rettangolare. Quella di mio marito è in silicone e si fa piatta quando è vuota.

Quando cucini per la tua schiscetta?

Di solito a cena del giorno prima. A volte a pranzo la domenica per il lunedì.

Dove la mangi?

La mangio nell’office della biancheria dell’hotel dove lavoro e qualche volta in treno tornando a casa.

Erika, Trento

 Come si chiama la schiscetta da te?

Personalmente, in una bizzarra crasi tra contenitore, pasto e contenuto, la chiamo “pranzo”.

Qual è il tuo tipico cibo da schiscetta?

Non ho un cibo tipico: ne ho parecchi (e se li gode quasi tutti Marito). D’inverno cose un pochino più calde e confortanti (zuppe, torte salate, passati, lasagne, polpette, verdure ripiene, parmigiane, curry di verdure abbinato al riso o al cous cous), d’estate cose più fresche e leggere (insalatone, paste fredde, focacce, pizze, cous cous, insalate di cereali e verdure fresche, hummus e altre salse di legumi o verdure – tipo il babaganoush o la tzaziki abbinate a pane/piadine o verdure fresche). Sto sicuramente dimenticando qualcosa di ovvio, però queste sono i “pranzi” che mi vengono in mente subito, quindi direi che questi sono i miei cibi “tipici” da “pranzo”.

In generale, direi che cerco di evitare i panini (un posto vicino all’ufficio di Marito ne fa di buonissimi; ogni tanto però faccio i tramezzini) e la pastasciutte scaldate (perché va bene tutto, ma secondo me non c’è niente di più triste di una pasta scotta e riscaldata. Unica eccezione, le paste al forno che sono una categoria diversa). Spazio tra vari tipi di cucine, come faccio anche nei pasti non schiscettosi, ma cerco di restare su cose vegetariane – non mangio né cucino né carne né pesce, Marito li mangia, quindi ogni tanto si aggiunge il tonno o il salmone alle insalatone o alle insalate di cereali.

Come la trasporti?

Negli anni ho accumulato una certa propensione per la sostenibilità e una conseguente collezione di contenitori di vari materiali lavabili e riutilizzabili. In linea di massima, i liquidi caldi nei thermos (più che altro perché non perdono liquido nel trasporto, la capacità di mantenere il calore è decisamente secondaria), quelli freddi nei vasetti di vetro (quelli che una volta avevano dentro sughi o marmellate), il resto in scatole di vetro o plastica resistente – quelle di plastica ce le ho dall’università – di varie forme e dimensioni e adatte al microonde. Sfrutto il coperchio per lasciare messaggi con il pennarello tipo “buon pranzo” o cose così, il che ricorda a Marito che il coperchio in microonde non ci va.

Quando cucini per la tua schiscetta?

Come tutto il resto, dipende dalla settimana (e da cosa ci metto). A volte preparo un paio di “pranzi” in anticipo già nei loro contenitori, pronti da portare via (se segui un anglofono o anglofona qualunque avrai sentito parlare di meal prep). Altre volte, faccio una porzione in più di un pasto mentre lo sto preparando (se a cena mangio il passato, ne faccio un pochino di più e diventa il “pranzo” del giorno dopo. Oppure la torta salata diventa due pranzi: uno da mangiare subito e uno per Marito da portare il giorno dopo). A volte, soprattutto con le insalate di verdura fresca, cerco di prepararle il più tardi possibile, quindi le assemblo mentre aspetto che salga il caffè (i pomodori battono tutto: siccome Marito teme che i contenitori non siano sigillati, lavo i pomodori e li lascio interi nel contenitore dopodiché lui se li taglia in ufficio).

La pizza fatta in casa da portare il giorno dopo, da me, va preparata dopo aver mangiato altrimenti al “pranzo” non ci arriva.

Insomma, le rare cose che nascono per essere messe in una schiscetta sono preparate con un certo anticipo, altrimenti sono ottimizzate con gli altri pasti.

Dove la mangi?

Da quello che so, Marito le mangia al parco dietro l’ufficio, lungo il fiume o nella terrazza dell’ufficio. D’inverno anche nella cucina comune, ma non è un’opzione che ama particolarmente. Quando il “pranzo” fuori casa è il mio, cerco qualche posto carino (c’è una terrazza panoramica che adoro, un paio di parchi, un androne di un palazzo pubblico). Entrambi evitiamo posti troppo affollati.

Antonella, Roma

Come si chiama la schiscetta da te?

Schiscetta, alla milanese, o panierino.

Qual è il tuo tipico cibo da schiscetta?

Pasta con le zucchine o pollo con le verdure.

Come la trasporti?

Nello zainetto con il logo dell’azienda per cui lavoro.

Quando cucini per la tua schiscetta?

La sera, prima di andare a dormire.

Dove la mangi?

Di solito alla scrivania, altre volte al tavolo comune nella zona ristoro dell’ufficio.

Martina, Inghilterra

Come si chiama la schiscetta da te?

Lunch box.

Qual è il tuo tipico cibo da schiscetta?

Verdure cotte in abbondanza la sera prima, più qualche extra come riso, patate bollite, uova sode, tonno, hummus, fiocchi di latte, mozzarella (non tutti assieme, ovviamente!). Penso però che la mia schiscetta preferita sia qualunque cosa con riso, lo adoro, molto più della pasta, più una mela e qualche mandorla da sgranocchiare alla fine.

Quando cucini per la tua schiscetta?

Se non è avanzato niente dalla sera prima allora faccio un’insalata, non cucino mai appositamente per il lunch box.

Come la trasporti?

In un contenitore Tupperware con la forchetta avvolta in un tovagliolo, niente borsa frigo, qua davvero non serve. Quando lavoravo in Australia ovviamente trasportavo nella borsa frigo con due ghiaccioli altrimenti il tutto andava male in poche ore.

Dove la mangi?

Dove lavoro ora non c’è un microonde o cucina apposita quindi non riscaldo niente e mangio sempre seduta all’aria aperta tempo permettendo.

Ailen, Eindhoven, Olanda del sud

Come si chiama la schiscetta da te?

Lunchbox, simile all’inglese ma in una parola sola, con la ‘u’ pronunciata u e non a.

Qual è il tuo tipico cibo da schiscetta?

D’estate evito di usare i fornelli e prediligo insalate fredde come bulgur o cous cous cotti nel limone conditi con pomodorini, cetrioli, feta, menta o mozzarelline, origano e olio d’oliva extra vergine. Nelle stagioni fredde riso o pasta integrale o quinoa saltati con verdure miste di stagione, spezie fresche o essicate e salsa di soia gluten free. Spesso abbino a quello che avanza nel frigo come verdure cotte al vapore tipo broccoli o taccole con una spolverata gomasio o hummus. Mi piace anche aggiungere una mini schiscetta con la frutta già lavata e tagliata, anche da sgranocchiare davanti al computer.

Come la trasporti?

In una shopper in tela assieme alla bottiglietta ecologica in vetro, un binomio perfetto. Possiedo diversi tipi di tupperware, ne ho una collezione: tutti adatti al microonde piccoli, medi, con o senza scompartimenti. In Olanda è normale portarsi cibo da casa e avere le cucine negli uffici. Non manca mai un dispositivo per scaldare il pranzo, anche perché la pausa dura al massimo mezz’ora e ogni minuto è prezioso.

Quando cucini per la tua schiscetta?

Dipende: a volte cucino apposta abbondante a casa per tenermi da parte il pranzo già pronto, a volte nei ritagli di tempo. Spesso dedico un’oretta durante il fine settimana, dopo aver comprato verdure fresche al mercato. Spesso capita che la preparo per qualche amica italiana: già che ci sono preparare una schiscetta in più non costa nulla.

Dove la mangi?

In ufficio abbiamo due grandi spazi dedicati per il pranzo, ma da vera olandese se il tempo è bello prediligo una panchina al sole in terrazzo.

Alice, Barcellona

Come si chiama la schiscetta da te?

La chiamano “tapper”… da Tupperware, ma io continuo a chiamarla “schiscetta” perché ho vissuto molto tempo a Milano e mi sono affezionata al nome.

Qual è il tuo tipico cibo da schiscetta?

Dipende: a mio marito va bene qualsiasi cosa, dalla pasta all’insalatona, alla carne con verdure. Di solito prepariamo una porzione extra nel pasto precedente da mettere nella schiscetta del giorno dopo. Io sono un po’ più “schizzinosa” e non amo tanto la pasta in schiscetta, per cui preferivo couscous, riso, insalate, torte salate e simili. In effetti, ora non la uso più perché lavoro da casa, ma quando mio marito va in ufficio se ne porta una dietro. Gli ho regalato una schiscetta tipo bento box, a due piani, lui la mette in uno scompartimento dello zaino e via, la mangia nella cucina dell’ufficio.

 

 

Anna
Anna
About me

Anna Prandoni, giornalista e scrittrice, si occupa da oltre quindici anni di enogastronomia, con particolare attenzione alla storia dell’alimentazione e alla sua influenza sulla cultura e sulla società italiane. www.annaprandoni.it

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