Fabio Zago By

Valle d’Aosta


Montagne eancora montagne, maestose, affascinanti.E castelli e poi ancora castelli.
Ma anche pascoli, frutteti e vigneti e quasi tutta la la poca terra coltivata a oltre 500 m. d’altezza e su pendenze improbabili.
E’ questa la Valle d’Aosta, la regone più piccola d’Italia, terra di confine tra Italia, Francia e Svizzera.
Una cucina povera, rustica e di montagna come è ovvio, che risente delle influenze “straniere”
Il simbolo è il pane nero di segale, che un tempo si preparava poche volte l’anno, diventato più secco del deserto e duro coe la pietra. Perfetto per trasformarlo in una base essenziale per le zuppe, tra le quali la famosa e storica zuppa valpellinentze, ricca di formaggio, burro e verze. Ma anche per accompagnare la zuppa di Cogne, la zuppa di cavolo o quella di cipolle.
Ottimi gli gnocchi e i risotti. Protagonista dei primi piatti è la fontina, lo straordinario formaggio valdostano che diventa salsa ma sopratutto fonduta.
Altro protagonista indiscusso è certamente la polenta, anch’essa arricchita da burro e formaggio.
Indimenticabili il lardo e il prosciutto.
Tra i piatti principali le carni bovine a lunga cottura come la carbonade e gli spezzatini o i ragù. Ma anche la costoletta alla valdostana. Anche la selvaggina è molto apprezzata.
E per chiudere i dolci di mele e l’ottima grappa, magari profumata con erbe e bacche.

La mela di Saint Pierre
La pianta del melo ha origine antichissime e proviene dalle regioni transcaucasiche.
Da una delle varietà hanno origine quasi tutte le varietà presenti in Italia.
La maggiore concentrazione di questi frutteti si trova lungo l’arco alpino.
la mela è il frutto più diffuso in valle e in particolare la renetta, citata per la prima volta da un botanico francese nel ‘700.
E’ una mela molto apprezzata nel nostro Paese.
Una struttura cooperativa di tutto rispetto, con circa 350 soci, la Cofruits, commercializza gran parte della produzione che si aggira intorno ad alcune decine di migliaia di tonnellate.
Si trova a Saint Pierre un pase bellissimo a 700 m d’altezza, dominato da un bellissimo castello, in uno scenario da favola.
Torta di mele

Possiamo definirla la torta classica? La torta della nonna? La torta casalinga?
La torta più famosa del mondo occidentale?
Io credo proprio di sì.
Ma, delle sue numerose varianti, basi pensare allo strudel, all’apple pie di Nonna Papera, alla torta di mele di mia madre o alla tatin, qual è quella giusta, quella “vera”, quella originale?
A questa domanda non può rispondere davvero nessuno e, francamente, la questione, dovrebbe essere, anche nel caso di molte altre ricette classiche, non rilevante. Intendo dire che nessuno può davvero affermare che la sua ricetta sia quella originale o giusta.
Il fatto è che sono tutte buonissime!
Proponiamo la più facile e un notevole numero di altre, tutte ricercate nel nostro database.
Buon divertimento!

 

Ingredienti e dosi per una tortiera da 8 porzioni

  • Mele renette g 800
  • Burro g 100
  • Zucchero semolato g 100
  • Uova g 100
  • Farina g 50
  • Fecola g 50
  • La buccia di mezzo limone biologico e poco del suo succo
  • Semi di mezza stecca di vaniglia
  • Cannella a piacere
  • Pinoli g 20
  • Uvetta g 20
  • Distillato 3 o 4 cucchiai
  • Sale meno di un pizzico
  • Lievito per dolci ½ bustina

E servono:
Coltello e tagliere
Bacinella, frusta e cucchiaio di legno

Tortiera da cm.30 circa

 

Procedimento

Metto a bagno l’uvetta in poca acqua tiepida e 2 cucchiai di grappa per 30 minuti.
Trito grossolanamente i pinoli.
Grattugio la buccia di mezzo limone.
Pulisco le mele: le taglio in quattro parti ed elimino il torsolo e la buccia. Taglio ogni quarto in quattro o cinque fette e le spruzzo di succo di limone e poca grappa.
Io uso la planetaria e comincio lavorando il burro morbido con lo zucchero. Quando, dopo circa cinque minuti il composto è morbido e bianco; incorporo, uno alla volta, le uova. Non faccio fatica!
Nel frattempo setaccio insieme la farina, la fecola, meno di un pizzico di sale e mezza bustina di lievito.
Unisco le farine, il sale e il lievito, mescolando delicatamente, a mano.
E subito aggiungo i semi di mezza stecca di vaniglia, che ho aperto a metà nel senso della lunghezza e ho grattato con un coltellino, la cannella in polvere e finalmente la metà delle mele affettate. Ora sgocciolo l’uvetta e la asciugo bene, poi la infarino leggermente e incorporo anche lei e i pinoli (se non lo faccio l’uvetta precipita tutta sul fondo dell’impasto, durante la cottura).
Verso il composto, con l’aiuto del lecca pentola, che è una bella spatola con la parte finale abbastanza larga, piatta e di morbida plastica, in una tortiera di metallo di circa 26 cm di diametro, imburrata e infarinata.
Appoggio le fette di mele che mi sono rimaste; cerco di farlo in modo “decorativo”.
Le spolvero di zucchero e ci butto sopra qualche fiocchetto piccolissimo di burro (non sono sicuro di usare quello indicato in ricetta, anzi credo proprio che sia altro zucchero e altro burro).
Cuocio la torta in forno, preriscaldato, a 170°C , per circa 50 minuti, senza ventola, mi raccomando.
Questa del forno è una storia che deve essere conosciuta; voglio dire che il Vostro forno, forse, dovrebbe cucinare la torta a 180°C per 45 minuti. Considerate tempo e temperatura come importanti indicazioni, ma poi adattatele alla Vostra tecnologia.
La torta è cotta quando le uova sono coagulate e cioè quando, infilzato uno stecchino al centro, senza centrare una fetta di mela, lo stesso ne esce asciutto.
La torta continua a cuocere e ad asciugarsi anche dopo la cottura, quindi lasciatela riposare per circa un’ora e poi la coprite con un piatto molto piatto, la rovesciate con rapidità e decisione e nuovamente la rovesciate sul piatto che la deve adeguatamente ospitare.
La spolverate con cannella mista a zucchero a velo.
La servite con la salsa alla vaniglia o crema inglese, con gelato, con panna montata o come piace a Voi.
E’ buona, è facile, piace a tutti.

Fabio Zago
Fabio Zago
About me

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, è il consuente gastronomico di unaricettalgiorno. Presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore ed è consulente gastronomico per numerose aziende agroalimentari. E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico: “Rapida Mente buoni”, “La cucina wok”, “Mousse paté e terrine”, “I sapori della cucina tex mex”, “I sapori della cucina araba”, “Cucina ok a basso prezzo”, “La buona cucina vegetariana”, “Il piatto in un bicchiere”. E’ autore e curatore di una collana di cucina dietetica: “La buona cucina in gravidanza”, “La buona cucina disintossicante”, “La buona cucina senza latte”, “La buona cucina con le fibre”. Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile. E’ stato Direttore Didattico della Scuola de La Cucina Italiana per oltre 20 anni. Ha lavorato presso prestigiose realtà nel mondo, fra cui: Hotel Excelsior, Cras Montana (CH) Centro enogastronomico Altopalato, Milano Excelsior restaurant, Beverly Hills, California (USA) Café Royal restaurant, Londra (UK) Forte Hotel Village, S.ta Mangherita di Pula La Cucina Italiana web e carta Oltre ad aiutarci in cucina e a suggerirci ricette, firma i suoi spigolosi post sul blog

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