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Christian Millau : giornalista, critico e scrittore


Christian Millau se n’è andato sabato 5 agosto, sulla soglia dei 90 anni. Forse a qualcuno il nome da solo potrebbe dire poco, se lo si associa a Henri Gault il binomio Gault&Millau diventa invece più familiare, indicando una guida francese di ristoranti presente in 12 paesi nel mondo da quasi cinquant’anni. Gault&Millau è stata forse l’unica guida che in Francia abbia davvero fatto da contraltare alla Guida Michelin. I meriti di Millau non si riducono però solo a questo; amici, giornalisti e chef lo ricordano ampiamente in questi giorni su web e social network.

Giornalista prima, critico gastronomico poi e nell’ultima fase della sua carriera anche scrittore e romanziere. Fonda la Gault&Millau assieme ad Henri Gault, scomparso nel 2000, nei primi anni ’70, non solo una guida e nemmeno una concorrente tout court della più celeberrima “rossa”. Gault&Millau nasce prima come rivista e poi come guida, divenendo sostenitrice e fautrice del manifesto della nouvelle cuisine: una vera rivoluzione della tradizione gastronomica francese, nel paese della Millau RobuchonRevolution per antonomasia, poi estesa a tutto il mondo, la nouvelle cuisine ebbe un manifesto codificato in dieci punti. La minuziosa ricerca sulla freschezza delle materie prime, cotture rapide, semplificazione e alleggerimento di salse e condimenti, regole oggi universalmente riconosciute. Il movimento nacque anche dall’adesione di un gruppo storico di chef quali i fratelli Troigros, Paul Bocuse, Michel Guérard, Alain Chapel. Nuovo movimento gastronomico e nuova guida, da allora in Francia, accanto alle stelle, brillano anche i cappelli ( le Toques blanches ) usati per i punteggi Gault&Millau, seguendo una linea di pensiero originale e indipendente dal giudizio delle altre guide, portando alla ribalta per la prima volta la figura dello chef.

In questa settimana diversi i tributi a Millau, tra i più interessanti quello di Gilles Pudlowski, giornalista, critico, scrittore e blogger oltre che egli stesso autore di guide ( Les pieds dans le plat il suo blog ). Lo ricorda come un uomo libero e al tempo stesso ricco di spirito, fulminanti alcune sue battute: ” mai incontrare le persone che si detestano. É troppo alto il rischio di trovarle simpatiche”. O ancora quella definitiva, consigliabile appenderla sopra la scrivania di molti: “Dans ce métier, les gens savent soit écrire, soit manger. Rarement les deux, parfois aucun des deux. Si vous savez faire les deux, vous êtes sûr de réussir”. Pur risalendo a decenni fa, sempre una considerazione attuale in epoca di tripadvisor e di critici improvvisati. Una penna competente e appuntita quella di Millau, tra Schopenhauer e Brillat-Savarin lo definisce Pudlowski, riconoscendogli humour, senso critico e vis polemica unici. Concludendo lo chiama padre, zio, maestro, indimenticabile. Un ricordo professionale e umano toccante.

La rassegna stampa d’oltralpe è ampia. Libération interpella direttore e redattori della Gault&Millau. Da queste testimonianze emerge la capacità di scoprire talenti propria di Millau, RMillau Gagnaireobuchon e Guérard per fare due esempi, e l‘innovazione che ha portato nello stile di scrittura, prima ancora che nella critica. La capacità di stupirsi, di emozionarsi e trasmettere queste sensazioni al lettore, facendo da intermediario tra ristoratori e clienti. Sempre Libération, in un altro pezzo, ripercorre la storia di quest’uomo e di Henri Gault suo compagno di lavoro. Un salto indietro nel tempo della storia gastronomica e del costume francesi, quando si era Michelin o Gault&Millau così come si era Peugeot o Citroën. Due raffinati e colti letterati convertiti alla gola Gault e Millau che fin da subito seppero cogliere il cambiamento scrivendo articoli come “Vive la nouvelle cuisine française”. Grazie alla loro formazione giornalistico-letteraria cercarono di superare il freddo giudizio espresso con un punteggio, attraverso una prosa più descrittiva e bella da leggere.

Le Figaro sottolinea la figura di Millau scrittore, venuto a contatto con la cosiddetta corrente letteraria degli “Hussards”, negli anni ’50, cui dedicherà un romanzo vincitore del Grand Prix de l’Académie Française e in nome dei quali egli stesso istituirà un premio letterario.

Venendo agli chef, sui social network , Instagram ad esempio, Joël Robuchon, oltre all’apprezzamento, esprime la riconoscenza per tutto quello che Millau ha fatto per lui e per i cuochi della sua generazione. Georges Blanc pubblica un bel primo piano di Millau ricordandolo come un gran signore che il mondo della cucina non dimenticherà. Sulla stessa lunghezza d’onda di Robuchon torna Pierre Gagnaire che rimarca quanto Millau abbia segnato il mondo della gastronomia francese, facendo uscire dall’ombra la sua categoria, quella degli chef appunto. Facendoli così entrare in un cono di luce nel quale ancora oggi mantengono una salda posizione, con gli onori e gli oneri del caso, aggiungeremmo noi.

Roberto
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About me

Impiegato a tempo indeterminato, ma aspirante "flâneur", almeno nei sogni; un ozio creativo nel quale dedicarsi completamente alla buona tavola, al cucinare, alle arti visive, alla lirica e alla lettura dell'opera omnia di Balzac. Restando coi piedi per terra coltivo queste attività come passioni personali, quando posso, nel tempo libero. Scrivo di cibo perché amare qualcosa e voler comunicare questo amore credo siano una cosa sola, da gourmand aspirante gourmet, sempre pronto ad imparare cose nuove.

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